espandi testo RITORNA AL PARCO DELLA VITTORIA  OVVERO  FATE TRE PASSI  INDIETRO PER RICOMINCIARE DA TRE

cosa ne pensa la Sezione attraverso il Fiduciario

apr 30

RITORNA AL PARCO DELLA VITTORIA OVVERO FATE TRE PASSI INDIETRO PER RICOMINCIARE DA TRE

RITORNA AL PARCO DELLA VITORIA

OVVERO

“FATE TRE PASSI INDIETRO CON TANTI AUGURI”

PER  RICOMINCIARE DA TRE

di  Antonino Reginella

 

          Chi frequenta i ristoranti,  soprattutto chi li frequenta spesso,  vuole trovare in menu  qualcosa che non mangia solitamente a casa, e possibilmente qualcosa di nuovo.  Poi, la qualcosa può piacere o no,  ma rientra nella norma, nel simpatico confronto delle parti.   Tutta un’ altra cosa  è la sperimentazione selvaggia,  per la sperimentazione fine a se stessa,  che stiamo subendo da un certo tempo.

 

          Troppa, troppa  sperimentazione! Al punto da non capirci più niente;  tanto dal far nascere il sospetto  che spesso si sperimenta perché non si conoscono le basi e il classico. Questo mi pare un poco esagerato,  però sono assolutamente d’accordo che tutto è stato sperimentato e che non c’è più niente da sperimentare.  Basterebbe dare una occhiata ai libri di cucina classica e a tutti i libri  delle cucine regionali,  che sono tanti.

  

          E sarebbe niente se tutto si fermasse qui.  Purtroppo secondo la mia modesta opinione, condivisa da molti colleghi, da questo stato di cose nascono delle conseguenze in progressione geometrica.  Intanto tutta questa sperimentazione e spettacolarizzazione crea falsi idoli e falsi entusiasmi.  Crea purtroppo la propensione all’ imitazione nell’ottica del divismo e dei facili guadagni;  con non pochi problemi per la scuola e per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. 

 

          Poi  nasce un problema non da poco:  è tanta l’attenzione rivolta all’estetica e alla presentazione, che spesso si trascura il contenuto qualche volta discutibile.  Sappiamo che l’aspetto visivo influenza l’accettazione almeno per il 40%.  Allora seguite il concetto:  già il piatto è accettato per il 40%, e siccome la prima impressione è quella che conta;  è facile, soprattutto se siamo distratti da una buona compagnia o se ce lo ha suggerito qualche intenditore, che il 40 diventi 80 se non 100. E il gioco è fatto. Tutto bello e buono!  La conseguenza è che di questo passo, si rischia di perdere decisamente il gusto;  per non parlare del palato delle nuove generazioni!

 

          Ma non finisce  qui;  tutta questa spettacolarizzazione, senza volerlo,  distrae il consumatore dall’acquisto e dalla ricerca della buona qualità. Così ci viene ammannito il pomodoro cinese per siciliano, le arance e i limoni dall’ Africa, il riso dalla Taillandia,  l’olio dalla Tunisia, il latte tarocco, ecc. Praticamente tutto è messo in forse perché non si conosce più la provenienza e la consistenza, la filiera e la carta di identità dei prodotti agroalimentari, che purtroppo siamo costretto ad importare grazie al carino intervento della Europa Unita.

 

          Allora è tempo di fare tre passi indietro e ricominciare da tre. Non è più possibile continuare ad essere succubi dalle multinazionali e di quelli che li appoggiano. Noi maitres tutori della buona qualità e della buona tavola dobbiamo combattere tutto questo ed essere in prima fila a chiedere la certificazione e la carta d’identità dei prodotti che effettivamente ci bisognano.  Contemporaneamente con l’aiuto di imprenditori che la pensano come noi,  dobbiamo tornare alla nostre tradizioni culturali, e ai nostri prodotti agroalimentari italiani, genuini e di qualità, purtroppo dimenticati. Dobbiamo cercarli   e farli  conoscere al grosso pubblico per dare una mano ai produttori onesti a produrre di più e meglio, ai consumatori  per acquistare con fiducia e sicurezza, alla nostra coscienza di maitre e al Mady in Italy per rimanere tale.

 

          In Sicilia, con la felice collaborazione di Mimmo Giglio, imprenditore “Mastro Pastaro”,  e la consulenza del prof. Giuseppe Russo, presidente di un Consorzio, nonché di un noto pizzaiolo detto Ron, abbiamo iniziato con la ricerca e la conoscenza del  “grano duro siciliano”, ed intendiamo estendere l’esperienza piano, piano coinvolgendo altri imprenditori e professionisti, a tutti i prodotti agroalimentari.  

         

          E,  consapevoli come siamo che tutto passi attraverso le emozioni,  riteniamo che il linguaggio giusto perché il messaggio arrivi, sia proprio attraverso “la gola” con manifestazioni del gusto e rispolverando le ricette siciliane, soprattutto quelle dimenticate,  al grosso pubblico,  perchè si possa ricominciare da tre.

 

                                                                                               Antonino Reginella

30/04/2016