espandi testo IL GRANDE MALINTESO

cosa ne pensa la Sezione attraverso il Fiduciario

feb 07

IL GRANDE MALINTESO

IL GRANDE MALINTESO

IO NON CE L’HO CON I CUOCHI

 

In tema di comunicazione,  sembrerebbe regola naturale il fatto che, volendo comunicare cento, se ne comunichi  appena 70  e che di questo 70  ne venga ascoltato solo il 40%.   A confermare la regola,  anche a me sicuramente sarà capitato, con mie relazioni e conversazioni precedenti, di aver trascurato qualcosa, al punto dal  venirne fuori probabilmente un concetto diverso da quello che avrei voluto esprimere.  In sintesi,  io non ce l’ho con i cuochi.  A prescindere dal fatto che, oltre ad averne anche in famiglia,  sia personalmente che come A.MI.R.A.  vanto e sono onorato di godere dell’amicizia di  signori cuochi,  così come lo sono tutti i colleghi a cominciare dal presidente Hassan, sono del parere che in democrazia,  ognuno è libero di farsi avanti come gli pare.  Bontà loro!  Io invece, ce l’ho con il sistema, e  con quelli che fingendosi chef,   cavalcando l’illusione del momento,  “il nuovo è bello” e approfittando dei media che stanno loro appresso semplicemente per  l’ audiens,  non sanno più cosa inventarsi.

Or bene, sin da bambini ci raccontavano che l’ Europa Unita sarebbe stata una grande risorsa, a cominciare dell’annullamento delle frontiere che avrebbe avvicinato i popoli , incrementato il commercio e il  turismo,  per finire alla cosa più grande ed importante, la cessazione delle guerre;  fermo restando che, ogni Stato avrebbe mantenuto la sua Cultura, la sua Storia, i suoi Costumi e i suoi Usi. 

Poi arrivò la Globalizzazione e Internet, e con loro e per loro la gran confusione e la crisi che stiamo attualmente subendo e vivendo: Le guerre continuano, la fame nel mondo pure, ma in compenso  tutti vestiamo, mangiamo e persino pensiamo alla stessa maniera.  E che ne è della individualità degli Stati ?   che fine hanno fatto la nostra storia, la nostra Cultura e le nostre Tradizioni ?  Si fa presto a dire “made in Italy”.  Ma cosa sta rimanendo del made in Italy  se a cominciare dal pecorino, è notizia che se ne produca tantissimo negli U.S.A. dove non ci sono  pecore ?  A questo punto lo spauracchio della supremazia  della cucina sulla sala,  spesso raccontata, se fosse mai esistita, dopo tutto questo,  diventa assolutamente trascurabile. E’ sempre indubbio che i due settori siano interdipendenti e collegati; ma, Il vero problema attuale, come accennavo prima è la sperimentazione a tutti i costi e l’esterofilia tipica di chi cerca altrove quello che non riesce a vedere e a trovare in casa.  Che bisogno c’è di tanta sperimentazione con tutta la sperimentazione che  c’è nella cucina classica e in tutte le cucine regionali ?  Si  cercano nuovi sapori!  ma quelli già sperimentati si conoscono ?  Io credo proprio di no.  Si parla di cucina semplice, che si debba sentire la naturalezza e i profumi e i sapori primari dell’alimento; ma allora perché si usano tutte queste erbe aromatiche e spezie?  E ancora, con tutti i prodotti agro alimentari nostri che ci invidia tutto il mondo, perché dobbiamo usare prodotti di altre nazioni ?  come pure, volendo gustare piatti di altre nazioni non sarebbe più logico, andare sul posto, o non potendo, andare nei ristoranti etnici, piuttosto che inserirli e andare a cercarli a tutti i costi nei ristoranti italiani?      

Allora se non vogliamo sparire professionalmente e ancor peggio vedere sparire la nostra Cultura e le nostre tradizioni,  dobbiamo travestirci da bambini e come la favola, smascherare  con “IL RE E’ NUDO” i cultori del niente travestiti da food lovers e i tanti Buongustai  costretti a dare loro conto temendo di essere additati come incompetenti. Che lo siano o no.   Il nostro fine ultimo è quello di continuare ad essere  i guardiani della qualità e delle tradizioni, e gli interlocutori privilegiati del consumatore.

Antonio Fiduciario Reginella

07/02/2016